Da qualche mese ho cominciato una rubrica mensile su Query Online, la rivista del Cicap (non sapete cos'è? andate subito a vedere! dico solo che c'entra con Piero Angela). Si chiama "e leggiti sto paper". Vi è mai capitato di aprire un articolo di giornale e sentire puzza di notizia montata? Spesso già nei titoli compaiono accostamenti improbabili (molto gettonati Atlantide e le piramidi) per convincerci di quanto sia importante e rivoluzionaria questa nuova scoperta. Poi nell'articolo si parla di come gli stessi archeologi non sappiano spiegare il ritrovamento che rimarrà un mistero.
Non vi viene voglia di andarvi a cercare la pubblicazione scientifica originale per scoprire se veramente è stata scoperta Atlantide (l'ennesima), e gli scienziati sono così basiti da non capire cosa hanno davanti?
Ma magari non sapete dove andare a cercare l'articolo, o è in inglese. Nessun problema! ci penso io, la vostra archeologa di fiducia!
Quindi scrivetemi per segnalarmi articoli che vi fanno dire "e leggiti sto paper!"
Di seguito gli articoli che sono già stati pubblicati:
"Un foro di proiettile nell'antica Grecia?"
"Nan Madol: Atlantide nel Pacifico?"
"Piramidi etrusche nella ruope di Orvieto?"
"Queste misteriose piramidi"
martedì 16 luglio 2019
mercoledì 10 luglio 2019
Chi ha paura dei barbari?
Per l'università, ho preparato un'unità di apprendimento di storia medioevale. Come tema ho scelto un argomento trasversale: le invasioni barbariche dalla tarda antichità a basso medioevo.
Ho scelto questo tema per diversi motivi: prima di tutto, come dice anche Mark Bloch, in quello che è la bibbia degli storici ("Apologia della storia"), la storia deve essere divertente. e questo secondo me è un periodo molto divertente, proprio per la sua dinamicità. E poi, ovviamente, assomiglia molto alla protostoria, il mio primo campo d'indagine.
In secondo luogo, l'ho scelto anche perchè mi sembra un tema molto attuale, adatto a stimolare la discussione tra gli studenti. Attualizzare il passato è sempre molto rischioso, perchè spesso lo si banalizza o lo si appiattisce in un continuo senza profondità storica. Ma in questo caso, si può fare un'operazione che porta gli studenti a rilevare le differenze tra le migrazioni antiche e quelle moderne e come queste sono state percepite dalla popolazione europea. Per fare questo ho posto l'accento sulle diversità dei rispettivi popoli, sulle loro culture e provenienze. A questo scopo ho preso in esame (oltre alle molteplici fonti iconografiche e archeologiche) due fonti scritte primarie che riguardano le origini mitiche dei Longobardi e dei Goti.
La mia unità didattica, inoltre, cerca di affiancare all'approccio storico del manuale, quello archeologico che più mi compete. Quali sono le differenze tra questi due metodi? portano alle stesse conclusioni o no?
Sono molte le fonti archeologiche utilizzate, ma in particolare troverete un video che riguarda la scoperta di una necropoli Avara e un articolo riguardante una sorprendente sepoltura vichinga, che i ragazzi dovranno analizzare.
Alla fine delle lezioni (che sono sempre dialogate con i ragazzi e si avvalgano della proiezione di slide) ho messo la proposta per una verifica dell'apprendimento atteso.
Ecco i link per il testo e le slide:
1. lezioni
2. slide
Ho scelto questo tema per diversi motivi: prima di tutto, come dice anche Mark Bloch, in quello che è la bibbia degli storici ("Apologia della storia"), la storia deve essere divertente. e questo secondo me è un periodo molto divertente, proprio per la sua dinamicità. E poi, ovviamente, assomiglia molto alla protostoria, il mio primo campo d'indagine.
In secondo luogo, l'ho scelto anche perchè mi sembra un tema molto attuale, adatto a stimolare la discussione tra gli studenti. Attualizzare il passato è sempre molto rischioso, perchè spesso lo si banalizza o lo si appiattisce in un continuo senza profondità storica. Ma in questo caso, si può fare un'operazione che porta gli studenti a rilevare le differenze tra le migrazioni antiche e quelle moderne e come queste sono state percepite dalla popolazione europea. Per fare questo ho posto l'accento sulle diversità dei rispettivi popoli, sulle loro culture e provenienze. A questo scopo ho preso in esame (oltre alle molteplici fonti iconografiche e archeologiche) due fonti scritte primarie che riguardano le origini mitiche dei Longobardi e dei Goti.
La mia unità didattica, inoltre, cerca di affiancare all'approccio storico del manuale, quello archeologico che più mi compete. Quali sono le differenze tra questi due metodi? portano alle stesse conclusioni o no?
Sono molte le fonti archeologiche utilizzate, ma in particolare troverete un video che riguarda la scoperta di una necropoli Avara e un articolo riguardante una sorprendente sepoltura vichinga, che i ragazzi dovranno analizzare.
Alla fine delle lezioni (che sono sempre dialogate con i ragazzi e si avvalgano della proiezione di slide) ho messo la proposta per una verifica dell'apprendimento atteso.
Ecco i link per il testo e le slide:
1. lezioni
2. slide
lunedì 6 maggio 2019
Stemmi! Stemmi! Stemmi! tutorial
VI piacciono di stemmi? vorreste imparare a disegnare il vostro?siete cavalieri, dame o sovrani? ecco un'attività che si può fare con bambini e ragazzi in classe, per entrare nello spirito del medioevo. Per una spiegazione generale sugli stemmi, la loro funzione e la disciplina che li studia, si può fare riferimento a questo video.
Ma ora, mano al pennello e seguiamo insieme queste 5 semplici mosse:
1. LO SCUDO:
Per costruire il nostro stemma, il primo passo è definire la forma dello scudo. Abbiamo detto che lo scudo è il supporto materiale che contiene lo stemma e anticamente era proprio uno scudo vero, usato sul campo di battaglia. Lo scudo può avere varie forme, per esempio quello francese, antico e moderno, quello italiano, svizzero, inglese tedesco. Le dame lo avevano tondo o romboidale, mentre quello quadrato è da torneo. Io ho scelto la forma più semplice, lo scudo francese.
Dopo aver deciso la forma del nostro scudo, dobbiamo decidere come colorarlo. Ci sono due tipi di colorazioni: gli smalti sono i colori, come l’arancione, il porpora, il rosso, il verde. Il nero appartiene agli smalti, ma girava voce che i cavalieri che non volevano farsi riconoscere, per esempio durante i tornei, utilizzassero uno scudo tutto nero, in modo da celare il loro stemma e quindi la loro identità.
I metalli invece, sono l’oro e quindi il giallo e l’argento, cioè il grigio
Attenzione! è importantissimo non sovrapporre mai due smalti o due metalli. Si devono invece affiancare, questo perché lo stemma sarebbe altrimenti poco leggibile da lontano.
Le pellicce sono dei motivi che ricoprono la stessa funzione di smalti e metalli, servono cioè per riempire il campo dello scudo. Appartengono a due mammiferi, le cui pellicce foderavano i mantelli e le cappe dei sovrani.
L’ermellino diventa bianco in inverno, ma la sua coda rimane nera. Nel medioevo, le code venivano cucite sulla pelliccia bianca creando un motivo simile a questo.
Il vaio invece è uno scoiattolo della siberia. Un questo caso si alternava il pelo del ventre e quello della schiena, creando un motivo a scacchiera.
Anche in questo caso, per salvare la leggibilità dello stemma, non bisogna mai sovrapporre due pellicce
4. LA PARTIZIONE DELLO SCUDO
A questo punto possiamo scegliere se lasciare il campo dello scudo così com’è, con un solo colore o con una pelliccia, oppure lo possiamo dividere, affiancando uno smalto ed un metallo o una pelliccia. Ci sono dei modi specifici in cui si può dividere uno scudo: troncato, partito, inquadrato, inquadrato a croce di S. Andrea, gheronato, tagliato o trinciato.
Vi consiglio, per i primi esperimenti, di rimanere sul semplice. Anche perché lo stemma deve essere ben visibile e decifrabile anche da lontano
Ultimo passaggio, per far capire subito chi siamo, bisogna inserire una o più figure. Molto usati in passato furono l’aquila, simbolo imperiale fin dall’antica Roma, usato ad esempio dagli imperatori del Sacro Romano Impero germanico, come Carlo V e il leone, simbolo di potenza, usato ad esempio dai re inglesi, come Riccardo Cuor di Leone.
Altra figura celebre è il giglio, simbolo della madonna e di purezza, venne usato di re francesi per chiarire che il loro potere derivava direttamente da Dio.
Anche gli artigiani utilizzarono gli stemmi, inserendovi come figure gli strumenti del proprio mestiere.
Infine erano molto usati gli stemmi parlanti, come quello del mercante Jacques Coeur che inserì dei cuori, coeur in francese e delle conchiglie Saint-Jacques. In Italia, possiamo ricordare quello degli Scalgeri che usarono, appunto, una scala.
Il mio consiglio per scegliere la figura è quello di provare a pensare al vostro nome, se è parlante, o ad una cosa che vi piace o ancora al posto dove vivete.
Ecco il mio stemma: per lo scudo ho scelto inizialmente il colore verde. Ho scelto uno scudo partito, inquadrato, quindi ho affiancato al verde, uno smalto, il bianco / argento, un metallo. Come figure ho scelto la coda di ermellino (smalto nero su metallo bianco) e la trowel (metallo bianco su smalto verde), simbolo del mestiere di archeologo.
Per aiutarvi, potete tenere presente che spesso gli stemmi sono simmetrici, sia nei colori che nelle figure, quindi potete per esempio fare una figura rossa su campo giallo da un lato e gialla su campo rosso dall'altro.
lunedì 29 aprile 2019
Stemmi! Stemmi! Stemmi!
Sul canale youtube abbiamo parlato di stemmi. Negli ultimi tempi si sono imposti all'attenzione del grande pubblico grazie a libri e serie di successo come Game of Thrones. Tutti ormai conosciamo gli stemmi dei Lannister, degli Stark, dei Tyrell ecc.., ma come sono nati gli stemmi? e perchè? E soprattutto, quali sono le regole che li governano? Infatti, dal medioevo, si svilupparono delle vere e proprie norme, che bisognava seguire al momento di crearsi il proprio stemma.
La settimana prossima troverete sul canale un vero e proprio tutorial per crearsi il proprio stemma personale, ma intanto ripassiamo le regole:
Ecco un'attività che può essere fatta in classe: costruisci il tuo soldato medievale. Questo è un esempio, ma i ragazzi possono essere incoraggiati a disegnare la casacca, armi aggiuntive o scudi completi di stemmi.
E, in attesa del prossimo video, provate a notare gli stemmi moderni che vediamo nella nostra via quotidiana. Riuscite a distinguerne le varie parti? seguono le regole degli stemmi antichi? raccontatemi le vostre osservazioni nei commenti a questo post, oppure sulla mia pagina facebook, o sul mio profilo instagram.
mercoledì 20 dicembre 2017
Il Paleolitico arriva a Pieve di Cumiana
Oggi mattinata intensa per i bambini della classe terza della scuola elementare di Pieve di Cumiana, che hanno partecipato al laboratorio "lontani cugini e parenti stretti: il Paleolitico". Il viaggio indietro nel tempo è cominciato con una presentazione interattiva, effettuata grazie a delle slide e alle molte domande e curiosità sollevate dai bambini, che ci ha trasportati 5 milioni di anni fa, quando troviamo le prime specie sicuramente appartenenti al nostro albero genealogico.
Alla fine del percorso abbiamo scoperto che la caratteristica che ha permesso all'Homo Sapiens di affermarsi sulle altre specie è l'immaginazione, che ha portato alla creazione dei primi strumenti musicali, degli ornamenti, delle credenze per esempio sull'aldilà, e dell'arte. Proprio l'arte ci ha accompagnato nella realizzazione di due attività didattiche nelle quali i bambini sono diventati dei paleoartisti sperimentando la pittura con i pigmenti utilizzati nelle pitture rupestri del Paleolitico e l'incisione su foglietti appositamente preparati.ù
Ringrazio la maestra Laura e tutti i bambini per l'attenzione e l'interesse dimostrato!
giovedì 9 novembre 2017
Nan Madol: Atlantide del Pacifico?
Nuovi studi interdisciplinari fanno luce sulle prime popolazioni del Pacifico che costruirono architetture monumentali
Già Von Daniken, colui che a partire dagli anni '60 rilanciò molte vecchie teorie pseudoarcheologiche, rimase affascinato da Nan Madol e ne parlò nel suo libro "Gold of the Gods" del 1973. Egli sostenne che si trattava di una possibile candidata per l'isola di Atlantide, visto che si trattava di una struttura complessa e ora disabitata, che non avrebbe potuto essere costruita dai rozzi abitanti della Micronesia.
Il sito è tornato alla ribalta nei giorni scorsi, quando una puntata del programma americano "What on Earth?" di Science Channel ha riportato le ricerche di un gruppo di studiosi, capitanato da Mark McCoi del dipartimento di antropologia della Southern Methodist University di Dallas (poi riprese da alcune importanti testate italiane e straniere).
A questo punto il discorso si articola su due fronti: prima di tutto bisogna capire in cosa consistono le nuove evidenze trovate dal team interdisciplinare di ricercatori e qual'è la loro importanza nel panorama dell'archeologia della Micronesia. In secondo luogo è importante secondo me spiegare alcune inesattezze negli articoli sopra citati che danno ai lettori un'immagine fuorviante dell'archeologia e in particolare di questa scoperta.
Nan Madol, ultime novità:
In molte parti del mondo, gli archeologi hanno documentato il passaggio indipendente da società di tipo Neolitico, a quelle più complesse e gerarchizzate dei grandi centri di potere, dove una figura di spicco (re, faraone, imperatore, comandante..) assume il ruolo di comando. In queste grandi città si costruiscono edifici e infrastrutture a supporto del potere politico e religioso come templi, palazzi, tombe monumentali e a volte sistemi di canali e di regolamentazione delle acque. Questo è quello che successe a partire dal 1180-1200 d.C sull'isola di Phonpei, nell'arcipelago della Micronesia, quando la dinastia dei Saudeleur riunì l'isola, prima suddivisa in piccoli clan famigliari, sotto il suo potere.
Questo dato è importante in quanto retrodata le prime evidenze di società complesse nella zona.
In particolare è stata studiata quella che, secondo la tradizione orale degli abitanti della zona, sarebbe la tomba del primo re di questa dinastia, e dunque con buona probabilità, il monumento più antico di Nan Madol.
E qui abbiamo la novità. Fino ad ora, infatti, le più antiche evidenze di costruzioni funerarie nel Pacifico si avevano in Micronesia sull'isola di Kosrae, risalenti al 1300-1400 d.C e in Polinesia sull'isola di Tonga, dove sono presenti delle strutture funerarie, ma non in pietra, risalenti al 1200-1300 d.C.
Questo dato è importante in quanto retrodata le prime evidenze di società complesse nella zona.
In particolare è stata studiata quella che, secondo la tradizione orale degli abitanti della zona, sarebbe la tomba del primo re di questa dinastia, e dunque con buona probabilità, il monumento più antico di Nan Madol.
E qui abbiamo la novità. Fino ad ora, infatti, le più antiche evidenze di costruzioni funerarie nel Pacifico si avevano in Micronesia sull'isola di Kosrae, risalenti al 1300-1400 d.C e in Polinesia sull'isola di Tonga, dove sono presenti delle strutture funerarie, ma non in pietra, risalenti al 1200-1300 d.C.
Il centro politico e di sepoltura dei capi del periodo Saudeleur di Nan Madol, conosciuto dagli anni '20 del secolo scorso, è stato ora studiato con nuove tecnologie geologiche e fisiche che hanno potuto dimostrarne l'antichità. Infatti è stato dimostrato dimostrato che le pietre laviche che compongono la tomba del fondatore della dinastia, furono trasportate da una cava all'altro lato dell'isola e messe in posa proprio nell'anno 1180 d.C. Questa data corrisponderebbe anche al periodo in cui la dinastia dei Saudeleur prese il potere sull'intera isola e lo rimarcò proprio grazie alla costruzione della tomba megalitica e successivamente della città.
Future ricerche potranno capire meglio quale fu il punto di svolta che portò alla gerarchizzazione della società neolitica e alla conseguente costruzione di tombe e altre strutture in pietra, architettura che si espanse nei secoli successivi anche alle altre isole dell'arcipelago.
Future ricerche potranno capire meglio quale fu il punto di svolta che portò alla gerarchizzazione della società neolitica e alla conseguente costruzione di tombe e altre strutture in pietra, architettura che si espanse nei secoli successivi anche alle altre isole dell'arcipelago.
Giornalismo e post-verità
Vorrei adesso parlarvi di come è stata presentata la notizia dai giornali italiani e stranieri (di cui trovate il link sopra) e che sostanzialmente hanno dato le stesse informazioni nello stesso modo, a mio parere fuorviante.
Infatti gli articoli cominciano con l'affermare che gli archeologi sostengono che l'isola possa essere la mitica Atlantide. Io ho letto tutto l'articolo originale di McCoi e colleghi, e non si parla di Atlantide da nessuna parte. Sarebbe lungo in questo post spiegare la storia del mito di Atlantide e come mai, secondo gli scienziati, è appunto solo un mito (potete trovare la versione breve qui), ma in ogni caso potremmo chiederci come fece Platone, che per primo parlò della fantomatica isola nei suoi dialoghi Crizia e Timeo, nel IV se. a.C, a conoscere una città su un'isola lontana migliaia di chilometri e non ancora abitata da esseri umani e che fu costruita solo 1600 anni circa dopo la sua morte.
Andando avanti si legge che le strutture risalirebbero al primo o secondo secolo a.C. La prima constatazione potrebbe essere che quando si riportano le date a.C si dovrebbero scrivere al contrario perchè ci si avvicina allo zero. Quindi avrebbe dovuto scrivere "al secondo o al primo secolo". Comunque questo è un tecnicismo che molti sbagliano, quindi non è grave. Quello che però mi preme far notare è che, leggendo l'articolo originale, non si parla affatto di date così antiche, ma invece del 1180-1200 d.C, cioè mille anni dopo.
Poco dopo il giornalista si chiede: "Ma perché costruire una città in mezzo all'oceano, così lontana da qualsiasi civiltà conosciuta?" In questo caso è errata la premessa. L'isola fa parte di un arcipelago ed era abitata, come molte delle isole vicine, da popolazioni con un'economia neolitica. Sono queste stesse popolazioni che ad un certo punto sono state unite sotto un unico capo e hanno per questo cominciato a costruire monumenti di pietra. La domanda più corretta potrebbe forse essere: quale è stata la svolta che ha permesso a questi popoli di organizzarsi in un'entità politica centrale? ed è anche la domanda che si pongono gli autori dello studio. Inoltre l'isola di Pasqua, che è l'isola più lontana dalla terraferma nel mondo, è stata anch'essa abitata e ha visto una fase monumentale al pari di Phonpei.
Dopo aver riportato alcuni numeri e misure, il giornalista afferma: "Al pari delle piramidi egiziane, anche in questo caso la realizzazione di complesse opere di ingegneria sembra avvolta nel mistero". Su questo punto mi permetto di dissentire. Basta fare una ricerca sulle più importanti riviste scientifiche divulgative per scoprire per filo e per segno come fecero gli antichi egizi a costruire le piramidi e altri monumenti solo con le proprie forze e le tecnologie note all'epoca.
Arriviamo alla conclusione dove si concede che forse Nan Madol non è Atlantide e si propone la teoria secondo cui la storia raccontata da Platone sarebbe un ricordo, deformato e "mitizzato" dal tempo, dell'esplosione del vulcano di Santorini, l'antica isola di Thera. Questa è una teoria proposta dall'archeologo greco Spyridon Marinatos, che negli anni '30 del secolo scorso propose la teoria secondo cui l'eruzione del vulcano dell'isola di Thera avrebbe provocato cataclismi ambientali e sociali tali da decretare la fine della civiltà minoica (ed è questo cataclisma, conosciuto tramite i saggi egizi, che i greci avrebbero raccontato come la storia di Atlantide) . La teoria è stata però negli anni accantonata, in quanto le nuove scoperte dimostravano sempre più che l'esplosione del vulcano fu la fine della colonia minoica di Thera e sicuramente fu la causa di carestie e rivolte sociali, ma non provocò la fine dell'intera società minoica ne dell'isola di Creta. Infatti i palazzi vennero ricostruiti ed assistiamo anche alla nascita di un nuovo stile vascolare, il tardo minoico IB.
Considerazioni finali
Al di là degli errori storici e nozionistici, quello che mi preme sottolineare è il ruolo sempre più importante che anche la stampa nazionale ha nel diffondere un modello sbagliato e fuorviante di chi sia l'archeologo e della portata delle scoperte nel settore.
In questo caso, la cosa veramente importante è il fatto che il team di McCoi ha potuto non solo datare le strutture di Nan Madol, ma anche portare indietro la datazione delle prime strutture monumentali nell'arcipelago della micronesia di circa 200 anni. Questo dato è stato completamente taciuto nei vari articoli, che si sono limitati a sottolineare più volte i vari misteri che avvolgerebbero il luogo (che secondo gli abitanti locali sarebbe infestato dai fantasmi), riportando sostanzialmente lo stesso pezzo, con poche modifiche da una testata all'altra, senza preoccuparsi di verificare cosa in realtà dicesse lo studio originale.
Vorrei mettere il punto sul fatto che la ricerca era già interessantissima da sola, anche senza tirare in ballo Atlantide, misteriose civiltà ai confini del mondo e sconosciute tecniche architettoniche, e si poteva cogliere l'occasione per dare una corretta idea di archeologia anche a chi non entra spesso in contatto con questa realtà.
Nan Madol è solo un esempio. forse l'ultimo in ordine di tempo, di quanto queste testate, per altro validissime, stiano svalutando e secondo me anche svendendo alle dinamiche acchiappalike, questi temi invece molto interessanti.
Se leggete qualche articolo o sentite qualche notizia archeologica che non vi convince, vi sembra montata o fraintesa o semplicemente vi interessa approfondire l'argomento, contattatemi e io indagherò per voi su questo blog!
archeofriendly.dida@gmail.com
martedì 31 ottobre 2017
I vampiri esistono davvero?
Archeologia della paura
Halloween si avvicina e il nostro pensiero, complice la tv, va a licantropi, fantasmi e vampiri. Per anni il cinema e la letteratura ci hanno presentato questi ultimi come ombrose e romantiche figure, che di notte si aggirano cercando la loro preda per succhiare il suo sangue e a volte trasformala essa stessa in un vampiro. Per difendersi occorrono collane d'aglio, paletti preferibilmente di frassino e croci o acquasanta.
Questo è quello che crediamo di sapere, ma la figura del revenant (cioè un individuo che ritorna dalla morte) è molto diffusa nel folclore di diverse popolazioni e acquisisce caratteristiche diverse in base al luogo e alle tradizioni prese in esame.
Ricerche recenti nel piccolo villaggio rurale polacco di Drawsko, hanno portato alla luce un cimitero del diciassettesimo secolo con alcune sepolture anomale. Quella nella foto a destra, per esempio, appartiene ad una donna morta a 50-60 anni, con una falce posizionata nella zona pelvica, una pietra sul collo e una moneta in bocca. Nel cimitero sono presenti altre 4 sepolture (un esempio nella foto a sinistra) con una falce posizionata sul collo, con il lato tagliente rivolto verso la gola e una moneta di rame in bocca. Tre sono di donne di diversa età e solo una appartiene ad un maschio adulto.
Secondo Marek Polcyn, professore aggiunto presso il dipartimento di antropologia della Lakehead University del Canada e Elzbieta Gajda del Muzeum Zieni Czarnkowskjei, autori dello studio, questo ritrovamento si inserirebbe in quella che viene chiamata "archaeology of fear" (archeologia della paura), e che raccoglie tutte le manifestazioni di necrofobia intesa come la creazione di sepolture anomale legate al timore che alcuni morti possano ritornare. Ovviamente questa pratica viene spesso da noi associata al vampirismo.
Un caso unico?
Sepolture simili sono molto rare nell'Europa medioevale, ma non del tutto sconosciute. In uno studio del 2006 (BORZOVA, Z. 2006. Kos´aky v hroboch z obdobia vˇcasn´eho stredoveku na Slovensku. Slovensk´ a Arche´ologia 54: 209–37) vennero esaminate 72 sepolture con falci datate dal settimo al decimo secolo in Slovacchia. Le lame erano posizionate in varie parti del corpo: vicino alla testa, vicino al petto, all'addome, sulla zona pelvica (la maggioranza), ma nulla lascia supporre che questa singolare usanza sia legata al sesso dei defunti, all'appartenenza etnica, alla loro età o condizione sociale. Infatti queste tombe, come a Drawsko, erano per ogni altro aspetto (orientamento, corredo o posizione) simili alle altre.
Un mistero non ancora svelato
La pratica di posizionare falci di ferro all'interno di alcune tombe non ha ancora trovato una spiegazione universalmente accettata dagli studiosi.
Una delle spiegazioni maggiormente diffuse riguarda la professione del defunto. Si pensa infatti che la falce, strumento utilizzato per tagliare l'erba o il grano, fosse associata alla professione di contadino o comunque richiamasse una particolare connessione del defunto con il mondo agricolo. Questo viene ritenuto particolarmente plausibile quando riguarda sepolture di donne o di individui con l'impugnatura dell'attrezzo in mano. Nel caso di Drawsko, i due autori rifiutano questa tesi in quanto le sole 5 sepolture con falce non rispecchiano l'importanza sociale ed economica che aveva l'agricoltura per le popolazioni del periodo.
Un'altra spiegazione considera le falci come simboli di potere e di prestigio. Esse infatti sono realizzate con il prezioso metallo il cui possesso, fin dalla protostoria, è associato a figure prestigiose come i capi tribù. Nel caso di Drawsko gli autori rigettano anche questa ipotesi. Infatti, come abbiamo già avuto modo di notare, niente altro (come gioielli o altri beni di lusso) differenzia questi individui dal resto dei defunti del cimitero.
Le falci possono anche essere interpretate come armi. Infatti nella società degli Avari esse erano proprio il simbolo che identificava le sepolture di guerrieri. Montate su un lungo manico venivano anche usate, fino alla fine dell'alto medioevo, per tagliare l'erba da usare come foraggio per i cavalli. Per questo sono spesso associate nelle sepolture a briglie e finimenti che contraddistinguevano i cavalieri. Nel caso di Drawsko però, le falci sono associate in prevalenza a sepolture di donne e mancano gli altri riferimenti al ruolo di guerriero o cavaliere.
L'ultima ipotesi collega le falci al mondo magico-misterioso delle leggende e tradizioni orali della zona. Infatti i popoli slavi credevano che gli strumenti di ferro duri e taglienti, in modo particolare le lame e gli oggetti a punta, avessero un valore apotropaico: allontanavano gli spiriti maligni. La loro deposizione nelle tombe assicurerebbe così da un lato che i defunti rimangano tali e non risorgano per nuocere ai vivi, dall'altro per difendere il caro estinto dalle forze demoniache che si volevano impossessare della sua anima o del suo corpo. Queste usanze erano sicuramente molto sentite, tanto da perdurare anche in un contesto da secoli dominato dalla liturgia della Chiesa Cattolica che non vedeva di buon occhio le tradizione pagane.
Nel caso di Drawsko, il posizionamento della "lama alla gola" si può intendere come una minaccia al morto che deve rimanere nella tomba, o altrimenti verrà sgozzato.
Perché si ritorna dalla morte?
E' interessante notare come questa usanza pagana e legata ad un sistema di valori tradizionali, riemerga proprio nel diciassettesimo secolo, quando la Polonia è devastata da continue guerre che provocarono situazioni di miseria economica, malattie e precarietà della vita. In questa situazione che si prospettava dura e incerta, si tornò a cercare le cause delle proprie pene nei vecchi demoni delle tradizioni tramandate oralmente dai nonni e quando, dopo la morte di una giovane donna, il villaggio viene colpito da qualche calamità naturale (un'epidemia, una carestia, un'alluvione), si da la colpa agli spiriti maligni che hanno posseduto il corpo della ragazza e si corre ai ripari spolverando i riti e i controincantesimi del passato.
Infatti le ricerche etnografiche effettuate in Polonia hanno dimostrato che l'immaginario popolare di queste popolazioni è ricco di demoni che influenzano direttamente o indirettamente la vita delle persone. A questo proposito sono due le categorie che interessano questa ricerca: demoni che prendono le sembianze dei morti e persone vive che hanno poteri particolari. Nel secondo si tratta di persone in carne e ossa, ben conosciute all'interno della comunità, ma sono le particolari abilità dimostrate in vita o le cause della loro morte che li rendono particolarmente temibili per i vivi.
Morire di una morte violenta (annegamento, suicidio, impiccati, morte cruenta), o non poter usufruire, per varie ragioni, di alcuni riti accettati dalla comunità a garanzia del passaggio da uno stato ad un'altro (morire prima di aver ricevuto il battesimo, bambini nati morti o abortiti, bambini prematuri, donne morte in gravidanza o durante il parto), creano una situazione ambigua, quasi di stallo tra la vita e la morte e quindi diventano demoni. Inoltre fanno parte di questa categoria persone che in vita vengono accusati di avere, o credono essi stessi di possedere, qualità soprannaturali come le streghe, i lupi mannari, persone che possiedono "l'occhio del diavolo" o che possono influenzare gli eventi atmosferici.
Chi erano i nostri vampiri?
Alla luce di quanto detto finora, conosciamo meglio i nostri possibili demoni di Drawsko.
Prima di tutto abbiamo una giovane donna di 14-19 anni. Tra le 4 sepolture con falce appoggiata sulla gola, è la migliore candidata per una morte violenta. Anche se è sepolta con rito cristiano dentro al cimitero (cosa non concessa per esempio ai suicidi), forse la paura che si potesse trasformare in demone venne scongiurata proprio con la lama della falce posizionata sul collo.
La donna della tomba 60/2012, quella con la falce sulla zona pelvica, ha un'età più matura (50-60 anni) che fa pensare ad una morte naturale. Il fatto che avesse anche una pietra sul collo può significare che in vita fosse un membro importante della comunità, con abilità particolari che ne facevano temere il ritorno dalla morte. Il fatto che fosse una donna può farci pensare che sia stata una curatrice o una levatrice o un'altra professione collegata con il concetto di strega. Queste conoscenze spesso derivate dal mondo naturale, che potevano salvare una vita o provocare una morte, non venivano comprese dagli abitanti dei piccoli paesi rurali, che li accomunavano ai poteri soprannaturali dei demoni che tanto temevano.
Le altre tre sepolture, un uomo e due donne tutti tra i 30 e i 40 anni, potrebbero appartenere alla categoria degli stranieri. Infatti chi non era un contadino, o non era cattolico o non era nato nel villaggio in cui viveva, veniva visto con sospetto e spesso emarginato da resto della comunità. Se da vivo stava ai margini, tanto più avrebbe potuto farlo da morto e quindi ritornare come demone per tormentare i vivi. Le analisi effettuate sui denti dimostrano però che tutti gli individui del cimitero, compresi i nostri 3 presunti vampiri, avevano origini locali e hanno vissuto la loro vita nei pressi di Drawsko. Inoltre bisogna tenere presente che sono morti nel centro della loro vita, cosa che non permette di escludere una morte improvvisa ed inspiegabile a causa di qualche malattia.
Bisogna comunque tenere presente che in tutti e cinque i casi non si può escludere una concomitanza di cause. Alcune malattie o condizioni terminali, così come nascere prematuri o essere considerati stranieri non lasciano traccia sulle ossa e quindi non possiamo attribuirli con certezza ad uno o ad un'altro degli individui.
In conclusione, le sepolture con falce di Drawsko rappresentano il punto di arrivo di un complicato sistema di credenze che portava a vedere con sospetto alcune morti, considerate come negative per la comunità. Per scongiurare il ritorno di questi morti o la loro possessione, veniva posta una falce sul corpo, spesso con la lama rivolta verso la gola, come esplicita minaccia verso il demone.
Come avete notato, gli autori non parlano di rituali anti-vampiri, in quanto il panorama demoniaco della tradizione polacca è ricco di demoni che si possono impossessare dell'anima dei defunti oltre agli upìor, comunemente identificati con i vampiri. Non potendo essere certi del preciso significato di queste sepolture anomale, si preferisce identificare il rituale, più in generale, come anti-demoniaco. A conferma di questa tesi. possiamo notare come le sepolture di Drawsko non possiedano i tipici indicatori associati alle tombe di individui creduti vampiri: sono localizzate nel cimitero cristiano, sepolte con rituali cattolici, non ci sono evidenze che la tomba sia stata riaperta dopo la prima inumazione, il corpo non è stato dissacrato.
Quindi, se da un lato sarebbe facile cercare facili spiegazioni per le nostre credenze attuali proiettandole nel passato, non bisogna dimenticare che spesso il contesto è più complicato di quello che sembra e dobbiamo rassegnarci all'idea che non sapremo mai per certo chi erano i nostri 5 individui e come mai i loro concittadini decisero di seppellirli con una falce.
domenica 22 ottobre 2017
Folle di scienza
Incontro per divulgatori scientifici
In questo fine settimana ho partecipato, come uditrice, all'incontro per divulgatori scientifici Folle di scienza, a Strambino. Io ho potuto, purtroppo, partecipare solo agli interventi frontali, ma sono state due mattinate davvero interessanti, dato anche l'alto calibro degli oratori (Giuseppe Pellegrini di Observa, Walter Quattrociocchi della Ca' Foscari, Vincenzo Crupi, Università di Torino e Franco Aprà e Fabrizio Elia, Ospedale San Giovanni Bosco) e dei partecipanti.
Vorrei cogliere alcuni spunti generali e trasversali che sono emersi nei vari interventi e che mi hanno particolarmente colpito.
A che punto siamo?
Spesso chi tenta di divulgare idee e metodi scientifici o si occupa di debunking, si scontra con persone che hanno all'apparenza più tendenza di altre a credere a spiegazioni complottistiche o magico-misteriose. E altrettanto spesso ci si chiede come mai qualcuno accetti subito la spiegazione razionale e supportata da prove, mentre altri no. Secondo Giuseppe Pellegrini, nel suo intervento dedicato a tracciare la situazione attuale, una causa può essere ricercata nel crollo dell'idea di infallibilità della scienza e della totale fiducia nell'esperto, che ha caratterizzato la nostra storia passata. A questo si associa il concetto, discusso anche in altri interventi, che la scienza non vada infusa dall'alto, nozionisticamente, ai comuni mortali, ma che ci debba essere un continuo dialogo con il pubblico. A questa riflessione, io aggiungerei che più che insegnare, per esempio nelle scuole, gli assunti, i punti di arrivo della ricerca, bisognerebbe far entrare i bambini e i ragazzi in confidenza con il metodo scientifico, cioè con i meccanismi e i sistemi di pensiero che hanno portato a quelle scoperte (cosa che tento di fare nei miei percorsi didattici). Meccanismi che potranno servire in futuro per capire quando una notizia è credibile e quando no.
Ad avvalorare questa tesi si pone la constatazione, sempre di Giuseppe Pellegrini, che non basta dare tante informazioni al pubblico per generare conoscenza o sostegno, ma bisogna ascoltare le sue domande e interagire con esso.
L'era delle fake news
Di fake news ha parlato Walter Quattrociocchi in un intervento tanto interessante quanto denso di contenuti. Studiando i social in un progetto che prende in considerazione diversi campi disciplinari, sono sorte alcune constatazioni generali che certamente fanno riflettere molto i divulgatori scientifici. Riporto solo alcuni spunti, perché mi sarebbe impossibile riprodurre la complessità del discorso.
Il fulcro del''intervento è stato, secondo me, il concetto di confirmation bias e cioè quel fenomeno secondo cui quando cerco un'informazione su internet, ho già un'idea formata nella mia testa e tenderò ad essere attratta dai link che la confermano e ad ignorare quelli che invece la smentiscono. A riprova di questa affermazione c'è l'osservazione che i social si spaccano in due: da una parte quelli che seguono solo le informazioni legate al complottismo o ai misteri, dall'altra quelli che seguono link legati a notizie scientifiche o pagine di debunking (meno del 10% del campione studiato).
Inoltre a questo punto entra in scena un'altro fenomeno sociale chiamato identification bias: se una persona parla con un'altra che la pensa come lui, le loro convinzioni si rafforzano, mentre se dialoga con qualcuno che che sostiene l'idea opposta, la situazione degenera velocemente in un litigio (bastano 3 post). Compito del divulgatore, secondo Walter Quattrociocchi, è quello di mantenere bassi i toni per evitare la polarizazione delle parti e mantenere aperto il dialogo. Per fare questo non bisogna partire dal presupposto che si parla a qualcuno per convincerlo, ma potrebbe anche avere ragione lui. La fiducia del pubblico non è innata, ma va conquistata post dopo post.
A questo punto è venuta dal pubblico la domanda: "I social, quanto sono veramente specchio del mondo reale?" La constatazione che mi viene da fare è che dipende. Per alcune persone quello che avviene per esempio su facebook è la realtà, la loro vita si svolge li e io penso che non si possa più ignorare il fenomeno o relegarlo all'età dell'adolescenza (periodo in cui, per altro, sarebbe importantissimo far capire il metodo scientifico).
L'importanza della complessità
Nell'ultimo intervento che ho seguito, Vincenzo Crupi, Franco Aprà e Fabrizio Elia affrontavano un tema fondamentale e cioè come comunicare la complessità della scienza. E' emerso infatti come spesso vengano troppo semplificati i concetti scientifici, per esempio negli articoli di giornale, e quasi snaturati. Infatti spesso il pubblico ha l'idea che la scienza trasmetta la Verità Assoluta, quando invece è l'esatto opposto: la scienza è fatta di domande, dubbi e probabilità. Questo è particolarmente vero in archeologia, dove, almeno fino all'invenzione della macchina del tempo, non potremmo mai essere certi al cento per cento che le nostre interpretazioni siano corrette.
Dunque, come comunicare questa complessità e incertezza, senza spaventare il pubblico o dare un'idea sbagliata (e cioè che tutto sia lecito)?
La risposta non è semplice e nemmeno immediata. Nell'intervento si è parlato di come l'essere umano spesso preferisca la certezza quando la situazione è positiva (preferisci 500 euro subito o tiriamo la monetina: croce perdi tutto, testa ne vinci 1000?), mentre l'incertezza quando è negativa (hai 1000 euro, preferisci che te ne tolgo 500 subito o tiriamo la monetina: croce perdi tutto, testa tieni tutto?). Su questo concetto si basano anche tutti i giochi a premi che vediamo alla tv.
Il fatto è che la certezza è inconscia, non ci devo pensare, è automatica, mentre la probabilità è conscia, ragionata e richiede uno sforzo maggiore. Da questo punto di vista sarebbe, a mio parere, utile allenare questa accettazione della probabilità e dell'incertezza fin dalla scuola. In questo senso rientra in gioco l'importanza della didattica fatta da esperti dei vari settori, in modo da dare la possibilità agli studenti di familiarizzare con il metodo scientifico. Metodo di pensiero che potrà essere applicato a tutte le scienze e anche alle situazioni della loro vita futura.
Vorrei concludere dicendo che sono stati due giorni davvero ricchi di spunti. Per quanto mi riguarda, credo che la parte didattica del mio lavoro, il consumarsi le suole nelle scuole, a contatto con bambini e ragazzi, sia la parte più importante e stimolante. Senza nulla togliere al lavoro di debunking e divulgazione che cerco di fare con questo blog. A questo proposito invito tutti i miei lettori a dialogare con me e mandarmi delle domande. Se leggete una notizia archeologica sul giornale che vi incuriosisce, scrivetemi!
domenica 4 giugno 2017
Percorsi didattici 2019-20
Archeofriendly è nato per portare l'archeologia nelle case di tutti, anche chi non ha lauree, dottorati o master, con il fine di promuovere il pensiero scientifico e contrastare così le pseudoscienze dilaganti sui media e nella nostra cultura in generale. Per questo motivo, ho approntato un progetto didattico da svolgere direttamente nelle scuole primarie e secondarie, con percorsi della durata di due ore. Il fine è quello di spiegare le ultime scoperte nell'ambito dell'archeologia pre-protostorica (dal Paleolitico alle età dei metalli) con occhio particolare al Piemonte e alla vita quotidiana dei nostri antenati. Inoltre è stato elaborato un percorso, con la consulenza del Cicap, riguardante la pseudoarcheologia e come si confronta con l'archeologia, analizzando prove a favore e contro le principali teorie fanta archeologiche. Tutti i percorsi saranno svolti da me, un'archeologa laureata in pre-protostoria, con esperienze sia di scavo e analisi dei materiali, sia di didattica archeologia (museale e scolastica). Inoltre i percorsi sono accompagnati da dispense a disposizione dei docenti e materiale didattico lasciato in classe al termine dei laboratori previsti.
Tutte le scuole si possono prenotare, dalle primarie alle secondarie di primo e secondo grado, con percorsi adatti all'età degli studenti. Io credo veramente che il pensiero scientifico e critico sia importante (anche se non necessariamente esclusivo) nella mente di ogni adulto, ma occorre iniziare a formarlo il prima possibile.
Per info e prenotazioni: archeofriendly.dida@gmail.com;
ARCHEOFRIENDLY
l’archeologia per tutti
Per info e
prenotazioni: archeofriendly.dida@gmail.com
Facebook:
@archeofriendly.dida
http://archeofriendly.blogspot.it/
ATTIVITÀ DIDATTICHE PER LA SCUOLA PRIMARIA
Archeofriendly nasce come blog di approfondimento che si
propone di spiegare l’archeologia con un linguaggio che esce fuori dalle
pubblicazioni accademiche e diventa comprensibile a tutti. Ora la stessa
modalità viene applicata ad alcuni laboratori didattici, pensati da archeologi
professionisti e aggiornati con le ultime scoperte in campo archeologico e
antropologico, rivolti ai bambini della scuola primaria. La finalità è quella
di far conoscere le modalità e le tecniche del lavoro dell’archeologo, lo
sviluppo e la vita dell’uomo nella preistoria e protostoria e educare le nuove
generazione al pensiero scientifico e spirito critico che troppo spesso manca
agli adulti.
Ad ogni percorso sono associate delle schede didattiche
per i docenti e un cartellone costruito durante il laboratorio che può essere
appeso in classe, come riassunto del percorso svolto.
Le attività sono svolte da un’archeologa professionista,
con esperienza in didattica museale archeologica.
AMABILI RESTI:
Obiettivo: Il primo obiettivo è ovviamente quello di conoscere più da vicino i nostri antenati preistorici, innanzi tutto attraverso il cibo che consumavano, e poi esaminando gli oggetti che utilizzavano.
Per fare questo verrà fatto riferimento alle metodologie scientifiche utilizzate sul campo e in laboratorio dagli archeologi professionisti. Queste potranno così essere facilmente apprese dagli utenti poiché le sperimenteranno in prima persona. Il laboratorio infatti è strutturato in maniera interattiva e ogni partecipante sarà coinvolto in prima persona con l’obiettivo di sviluppare il pensiero critico e diagnostico di ognuno
Costo: 7 euro a cambino (minimo 15 partecipanti, massimo 30)
Descrizione: Si inizia con una breve introduzione nella quale si spiega la cornice nella quale si svolge il laboratorio: i nostri colleghi hanno realizzato uno scavo e ci hanno portato in laboratorio i reperti da analizzare. Adesso noi li dobbiamo osservare, studiare e cercare di capire il maggior numero di informazioni sulle persone che abitavano in quel luogo nella preistoria.
Successivamente ai partecipanti divisi in gruppi, vengono consegnati dei reperti ricostruiti: devono osservarli, identificarli e scrivere le proprie osservazioni. Alcuni oggetti saranno di facile identificazione, mentre altri creeranno qualche problema, stimolando la fantasia e le capacità di osservazione dei bambini.
Infine, con l'aiuto di alcune slide, l'operatore riprende oggetto per oggetto, sente le ipotesi e le osservazioni dei vari gruppi e tira le fila.
IL MESTIERE DELL’ARCHEOLOGO:
Obiettivo: Il primo obiettivo è ovviamente quello di conoscere più da vicino i nostri antenati preistorici, innanzi tutto attraverso il cibo che consumavano, e poi esaminando gli oggetti che utilizzavano.
Per fare questo verrà fatto riferimento alle metodologie scientifiche utilizzate sul campo e in laboratorio dagli archeologi professionisti. Queste potranno così essere facilmente apprese dagli utenti poiché le sperimenteranno in prima persona. Il laboratorio infatti è strutturato in maniera interattiva e ogni partecipante sarà coinvolto in prima persona con l’obiettivo di sviluppare il pensiero critico e diagnostico di ognuno
Competenze esercitate:
- lavorare in equipe: come gli archeologi si avvalgono di esperti di svariate discipline per analizzare in modo adeguato i resti dell’antichità, così i partecipanti dovranno lavorare in squadra e mettere insieme le proprie conoscenze pregresse per giungere ad una autonoma interpretazione dei reperti analizzati.
- imparare ad imparare: si richiede ai fruitori del laboratorio di mettersi in gioco in prima persona, tentando di decifrare gli oggetti proposti. Si fa leva sulla curiosità di fronte a reperti di cui non si sa l’utilizzo e si mettono in campo tutti propri strumenti per fare delle ipotesi.
Costo: 7 euro a cambino (minimo 15 partecipanti, massimo 30)
Descrizione: Si inizia con una breve introduzione nella quale si spiega la cornice nella quale si svolge il laboratorio: i nostri colleghi hanno realizzato uno scavo e ci hanno portato in laboratorio i reperti da analizzare. Adesso noi li dobbiamo osservare, studiare e cercare di capire il maggior numero di informazioni sulle persone che abitavano in quel luogo nella preistoria.
Successivamente ai partecipanti divisi in gruppi, vengono consegnati dei reperti ricostruiti: devono osservarli, identificarli e scrivere le proprie osservazioni. Alcuni oggetti saranno di facile identificazione, mentre altri creeranno qualche problema, stimolando la fantasia e le capacità di osservazione dei bambini.
Infine, con l'aiuto di alcune slide, l'operatore riprende oggetto per oggetto, sente le ipotesi e le osservazioni dei vari gruppi e tira le fila.
IL MESTIERE DELL’ARCHEOLOGO:
Obiettivo: imparare chi è l’archeologo e come lavora,
tecniche di scavo e di catalogazione dei reperti, interpretazione delle
evidenze archeologiche.
Durata: 2 ore
Costo: 6 euro a bambino (minimo 15 partecipanti, massimo 30)
Materiale a disposizione: dispense per i docenti (con trascrizione
dei temi svolti, attività didattiche e verifiche da proporre in classe),
cartellone “stratigrafia” costruito con i bambini durante l’attività, scheda US
e scheda “il gioco dei confronti”
Svolgimento: Alcune slide, costruite tenendo conto delle
capacità di comprensione e attenzione dei bambini coinvolti, accompagnano gli
alunni in un percorso alla scoperta del mestiere dell’archeologo, con immagini
e casi di studio. La presentazione viene intervallata da alcune attività
manuali sia individuali (come la compilazione di schede US e dei materiali) sia
di gruppo (come la costruzione del cartellone “Stratigrafia”). Il laboratorio
viene tenuto da un’archeologa professionista che potrà rispondere esaurientemente
alle domande poste da bambini e docenti.
LONTANI CUGINI E
PARENTI STRETTI (il Paleolitico):
Obbiettivo: apprendere le nuove teorie sull’evoluzione e
il superamento del darwinismo, conoscere l’aspetto e la vita quotidiana dei
principali ominidi del paleolitico e in particolare l’evoluzione del genere
Homo, ripercorrere le principali tappe della nostra evoluzione (stazione
eretta, primi manufatti litici, scoperta del fuoco, prime abitazioni
artificiali, primi vestiti, tecniche di caccia evolute).
Durata: 2 ore circa
Costo: 5 euro a bambino (minimo 15 partecipanti, massimo 30)
Materiale a disposizione: dispense per i docenti (con
trascrizione dei temi svolti, attività didattiche e verifiche da proporre in
classe), cartellone “evoluzione a cespuglio” costruito durante l’attività,
Svolgimento: Alcune slide, costruite tenendo conto delle
capacità di comprensione e attenzione dei bambini coinvolti, faranno scoprire
agli alunni l’affascinante storia del genere umano, dalle sue origini fino alla
comparsa dei primi uomini moderni e della loro cultura. Verranno spiegate le
ultime teorie in merito di evoluzione e ampio spazio sarà dato alla vita
quotidiana dei nostri antenati. Inoltre la presentazione viene intervallata da
alcune attività manuali sia individuali che di gruppo.
Durante il percorso viene dato particolare risalto ai
ritrovamenti effettuati in Italia.
Il laboratorio sarà tenuta da un’archeologa preistorica
che potrà rispondere alle domande dei bambini e degli insegnanti.
LA STORIA SI
COMPLICA (Neolitico ed età dei metalli):
Obbiettivo: imparare lo svolgimento della protostoria
umana e il susseguirsi delle relative culture, la vita quotidiana e gli usi dei
nostri antenati, il progresso tecnologico e le nuove scoperte che hanno
cambiato la vita dell’uomo.
Materiale a disposizione: dispense per i docenti (con
trascrizione dei temi svolti, attività didattiche e verifiche da proporre in
classe), cartellone “cronologia alla moda del tempo”, costruito durante
l’attività e lasciato in classe al termine del laboratorio.
Durata: 2 ore circa
Costo 5 euro a bambino (minimo 15 partecipanti, massimo 30)
Svolgimento: Alcune slide, costruite tenendo conto delle
capacità di comprensione e attenzione dei bambini coinvolti, accompagneranno
gli alunni attraverso la protostoria europea e in particolare italiana e
piemontese, osservando come vivevano i nostri antenati, cosa mangiavano, come
si vestivano e dove vivevano nelle diverse epoche. La presentazione sarà
intervallata da attività didattiche individuali (come la costruzione di vasetti
ceramici) e di gruppo (come la costruzione del cartellone “Cronologia alla moda
del tempo”.
STEMMI! STEMMI! STEMMI!
Obiettivi: calarsi nella vita del medioevo tramite un aspetto caratteristico e identificativo di quest'epoca: gli stemmi. Capirne la funzione e la composizione e la persistenza fino ai giorni nostri. Sviluppare la creatività e il pensiero figurato ideando e disegnando il proprio stemma personale.
Durata: 1 ora
Costo: 5 euro a partecipante (minimo 15 partecipanti, massimo 30)
Descrizione: avvalendosi di una presentazione slide, l'operatore illustra la storia e la funzione degli stemmi nel medioevo, con richiami all'uso che ancora oggi facciamo degli stemmi, magari senza accorgercene. Successivamente sarà consegnata ai partecipanti una scheda, illustrata dall'operatore, nella quale sono indicate le varie parti degli stemmi e alcune indicazioni e regole da seguire per realizzare il proprio blasone di famiglia. Gli utenti sono invitati a rispettare le regole dell'araldica, a riflettere su quale figura del mondo medioevale vorrebbero essere (cavalieri, dame, religiosi o artigiani) e sulle proprie caratteristiche, che influenzeranno i colori e le figure dello stemma che stanno creando.
Tutti i parametri
dei percorsi possono essere concordati con l’insegnante ed è possibile inserire
degli approfondimenti su argomenti specifici (comunicandolo con anticipo):
alimentazione, arte rupestre, preistoria in Piemonte…
ARCHEOFRIENDLY
l’archeologia per tutti
Per info e
prenotazioni: archeofriendly.dida@
http://archeofriendly.blogspot.it/
Facebook: @archeofriendly.dida
ATTIVITÀ DIDATTICHE PER LE SCUOLE
SECONDARIE
Archeofriendly nasce come blog di approfondimento che si
propone di spiegare l’archeologia con un linguaggio che esce fuori dalle
pubblicazioni accademiche e diventa comprensibile a tutti. Ora la stessa
modalità viene applicata ad alcuni laboratori didattici, pensati da archeologi
professionisti e aggiornati con le ultime scoperte in campo archeologico e
antropologico, rivolti ai ragazzi della scuola secondario di tutti i gradi. La
finalità è quella di far conoscere le modalità e le tecniche del lavoro
dell’archeologo, lo sviluppo e la vita dell’uomo nella preistoria e protostoria
del Piemonte e educare le nuove generazione al pensiero scientifico e spirito
critico che troppo spesso manca agli adulti.
Ad ogni percorso sono associate delle schede didattiche
per i docenti e un cartellone costruito durante il laboratorio che può essere
appeso in classe, come riassunto del percorso svolto.
Le attività sono svolte da un’archeologa professionista,
con esperienza in didattica museale archeologica.
INDAGARE I MISTERI
DELL'ARCHEOLOGIA: TRA BUFALE E FALSI MITI
Questo percorso è
stato elaborato con la consulenza del Cicap e del Gruppo Archeologico Subalpino
Il
Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sulle Pseudoscienze
(CICAP) è un'organizzazione di volontari, scientifica ed educativa, che
promuove un'indagine scientifica e critica nei confronti delle pseudoscienze,
del paranormale, dei misteri e dell'insolito. Il CICAP nasce nel 1989 per
iniziativa di Piero Angela e di un gruppo di scienziati, intellettuali e appassionati
che portano “avanti un'opera di informazione e di educazione rispetto a questi
temi, per favorire la diffusione di una cultura e di una mentalità aperta e
critica, e del metodo scientifico basato sull’evidenza nell'analisi e nella
soluzione dei problemi”.
Il
Gruppo archeologico Subalpino è un’associazione di volontariato nata nel 2006,
aperta a studenti, appassionati e curiosi di tutte le età. I suoi obbiettivi
sono la ricerca, l’informazione, la didattica, la sensibilizzazione, la valorizzazione
del patrimonio archeologico del Piemonte Occidentale.
Obbiettivo: sviluppare nei ragazzi il pensiero critico e
scientifico, in particolare quello basato sull’analisi delle evidenze archeologiche,
aiutare a riconoscere le teorie pseudoscientifiche, presenti specialmente nei
programmi televisivi o su internet, capire il funzionamento e i metodi
dell’archeologia.
Materiale a disposizione verranno fornite ai docenti
alcune dispense con un riassunto dei temi svolti e spunti di approfondimento,
corredati da proposte di verifiche da svolgere in classe, cartellone “la sacca
dell’archeologo”, costruito durante l’attività e lasciato in classe al termine
del laboratorio.
Durata: 2 ore
Costo 4 euro a ragazzo (per un massimo di 25 alunni)
Svolgimento: Alcune slide accompagneranno i ragazzi in
percorso che mette a confronto archeologia e pseudoarcheologia, analizzando le
teorie proposte da quest’ultima e le critiche e le prove materiali avanzate
dagli scienziati a smentita di queste.
Prima dell’inizio dell’incontro verrà somministrato agli
alunni un questionario in forma anonima che verrà utilizzato per raccogliere
dati statistici sulle credenze pseudoarcheologiche diffuse tra i giovani.
Il docente potrà scegliere una tra le seguenti attività
didattiche:
1. nei giorni precedenti ogni ragazzo cerca su internet,
sui giornali o in televisione una notizia archeologica che sia a suo parere
pseudoscientifica. Durante l’attività, ogni alunno ci lavorerà sopra individualmente, cercando di
individuare qualche caratteristica tipica delle pseudoscienze elencata durante
la trattazione o comunque qualcosa che suoni strano. Al termine verranno
discusse insieme le conclusioni. La scelta di questa attività (consigliata)
permette ai ragazzi di capire quanto sia facile imbattersi in una teoria
pseudoscientifica, ma d’altro canto sviluppa degli strumenti individuali per
poterle riconoscere nella vita di ogni giorno.
2. l’operatore didattico seleziona alcune teorie
pseudo-scientifiche e le rispettive trattazioni scientifiche. In gruppi i
ragazzi dovranno analizzarle e individuarne le differenze per esempio basate
sul linguaggio, la trattazione, l’esposizione ecc...
3. la classe si è precedentemente preparata su una teoria
pseudoscientifica e la sua controparte scientifica. Durante l’attività i
ragazzi vengono divisi in due gruppi: l’accusa e la difesa. Gli alunni dovranno
allestire un vero e proprio tribunale, con avvocati, testimoni e prove per
difendere o accusare la teoria scelta.
Questa attività aiuta a sviluppare l’individualità dei
ragazzi, che devono sostenere la propria parte, e il loro linguaggio.
Scettici si
diventa:
Ogni classe viene invitata a scrivere per conto proprio
un articolo scientifico che riguardi la trattazione critica di una teoria
pseudoscientifica e inviarlo al Cicap Piemonte. I migliori saranno pubblicati
sul sito.
Il percorso può
essere modificato a seconda delle esigenze dei docenti e sono inoltre possibili
approfondimenti su temi specifici (da comunicare in anticipo) come: antichi
astronauti, Atlantide e altri continenti scomparsi, piramidologia, creazionismo
e evoluzionismo, diffusionismo…
ILPIEMONTE DAL
PALEOLITICO ALLA ROMANIZZAZIONE:
Obbiettivo: conoscere la storia antica della nostra
regione, apprendere che la preistoria è presente anche vicino a casa nostra e
non solo in paesi lontani, conoscere la vita quotidiana, l’abbigliamento e la
cultura materiale in generale dei nostri antenati più lontani e cosa è rimasto
nelle nostre abitudini e tradizioni.
Materiale a disposizione: verranno fornite ai docenti
alcune dispense con un riassunto dei temi svolti e spinti di approfondimento,
corredati da proposte di verifiche da svolgere in classe.
Durata: 2 ore
Costo 3 euro a ragazzo
Svolgimento: i ragazzi saranno accompagnati, tramite la proiezione
di alcune slide, attraverso il tempo fino a giungere nel Paleolitico, quando i
primi rappresentati del genere Homo misero piede in Europa e nella nostra
regione. Risaliremo poi verso il Neolotico e la nascita dei primi insediamenti
stabili, le età dei metalli con i rispettivi fenomeni di etnogenesi e
definizione culturale, fino ad arrivare all’età del ferro e ai primi
incontri/scontri con i Romani. Per ogni epoca saranno presentati i siti più
importanti del territorio e gli stili di vita, l’alimentazione, la cultura
materiale in generale dei nostri antenati.
Concordandolo con
largo anticipo, è possibile richiedere approfondimenti su temi specifici come
alimentazione, arte (rupestre e fittile e bronzea), abitati, necropoli, singoli
siti…
PER INFO E
PRENOTAZIONI: archeofriendly.dida@gmail.com
mercoledì 19 ottobre 2016
Tutta colpa dei marziani
Appunti semio-archeologici sulle strategie della persuasione messe in atto dalle pseudoscienze.
di Mattia Thibault e Picco Agnese
In questi mesi estivi ho
avuto il tempo di leggere alcuni libri a tema complottistico pseudo
archeologico trovati in biblioteca. Avendoli letti uno di seguito
all’altro ho notato alcuni espedienti che questi autori utilizzano,
a volte consapevolmente, altre inconsciamente, per far entrare il
lettore in sintonia con le loro teorie. Gli stessi metodi vengono
anche utilizzati nei documentari televisivi e sui siti internet che
riportano teorie pseudoscientifiche. In questo blog, assieme al
semiologo Mattia Thibault, propongo qualche riflessione su questi
dispositivi della cattiva informazione.
Un primo espediente è
quello che ho chiamato “effetto fungo” e di cui ho già
parlato in un post precedente (che potete leggere qui). In breve,
viene ignorato il contesto storico che si trova attorno all’oggetto
o al sito in esame, dando così l’impressione che quest’ultimo
sia spuntato come un fungo, dal nulla e che quindi sia un’anomalia
storica. La decontestualizzazione di un oggetto ne previene una
corretta interpretazione, aprendo il capo a delle decodifiche
aberranti, ovvero delle letture che non possono essere
considerate come delle interpretazioni plausibili del testo
archeologico, ma che consistono in quello che Umberto Eco definisce
un “uso del testo”. Il “lettore” (ovvero chiunque analizzi il
reperto) effettua delle operazioni semioticamente illecite andando a
inserire a forza nel testo dei significati che non gli sono propri.
Questo espediente viene
spesso usato quando si parla di oopart (i famosi oggetti fuori dal
tempo), ma anche quando si vuole dimostrare che una tale tecnologia
sia troppo avanzata per il periodo e dunque insegnata dagli alieni o
retaggio di un passato tecnologicamente evoluto.
Un esempio in tal senso
potrebbe essere l’introduzione della fusione dei metalli. I fautori
di alcune teorie pseudoscientifiche infatti presentano questo
importante evento storico come se fosse avvenuto dall’oggi al
domani: improvvisamente l’uomo ha imparato la fusione dei metalli
usandola per creare oggetti complessi. Se fosse questo il caso, si
potrebbe veramente percepirlo come un evento anomalo. I ritrovamenti
archeologici, però, ci dimostrano che la realtà è un'altra: fin
dal neolitico l’uomo conosceva e utilizzava l’oro e il rame
nativo (cioè presente in natura), e li lavorava battendoli con il
martello per ricavarne piccoli oggetti d’ornamento. Successivamente
si effettuarono i primi esperimenti di fusione dai quali venne
scoperto il rame arsenicale e successivamente il bronzo (unendo rame
e stagno). Solo dopo molti secoli e molte prove vennero creati
oggetti complessi come le spille e i gioielli etruschi, le spade
celtiche e così via. Il processo durò alcuni millenni e
venne coinvolta una vasta area geografica. Sicuramente ci furono
anche esperimenti non riusciti e tentativi andati a vuoto di cui, per
ora, non abbiamo tracce archeologiche precise – probabilmente per
il fatto che i risultati di tali esperimenti fossero difficilmente
considerati degni di essere conservati e dunque rifusi per recuperare
il metallo.
Un secondo espediente
utilizzato dalle pseudoscienze può rientrare nella categoria delle
analogie. In questo caso possiamo operare una ulteriore distinzione
tra la falsa analogia e l’assonanza.
Nel primo caso l’autore
si serve di un accostamento improprio di due fattori lontani nel
tempo o nello spazio. L’ analogia viene creata basandosi su una
sola proprietà che accomuna due contesti, ignorando tutto il
contorno. Anche in questo caso i reperti o i siti vengono totalmente
decontestualizzati al fine di rendere accettabile il collegamento.
L’esempio forse più
usato dagli autori pseudoscientifici riguarda le piramidi. Il fatto
che sia le piramidi egizie e quelle precolombiane siano state
realizzate con muri a secco è spesso portato come “prova” di
comunanza tra questi due contesti lontani nel tempo e nello spazio. A
parte il fatto che, a ben guardare, gli egizi usarono blocchi di
forma omogenea, mentre i muri precolombiani sembrano dei puzzle tanto
i blocchi sono diversi per forma e dimensione, si tratta certamente
di una coincidenza. Infatti basta fare un giro nelle campagne
italiane per scoprire una vasta gamma di questi muretti, dai
terrazzamenti collinari alle recinzioni di orti e frutteti. Questi
contesti sono certamente molto lontani sia nello spazio che nel tempo
da quelli sopra menzionati, eppure usano la stessa tecnica
costruttiva. In questo caso, le somiglianze sono basate su tipologie
comuni di sviluppo tecnologico che portano a risultati similari (il
muretto a secco è la tipologia più semplice di tecnica muraria).
Per quanto riguarda
invece l’assonanza, si tratta di richiamare nella mente del lettore
due concetti all’apparenza simili in modo da portare quest’ultimo
a collegarli tra loro. Potrebbe essere classificata come una
analogia infondata, in quanto si basa solamente su una falsa
suggestione. Questo è un meccanismo piuttosto semplice: basta
tracciare alcune isotopie (i rimandi interni ad un testo) che
colleghino tra loro discorsi differenti e, ancora una volta,
decontestualizzati. Dopo che le isotopie sono state tracciate si
viene a creare un effetto di senso che porta l'interprete
superficiale a percepire i due discorsi come uno solo. Si tratta,
evidentemente, di una fallacia logica, una sorta di falsa analogia
che si nasconde sotto la confusione creata da molteplici riferimenti
decontestualizzati.
Un esempio potrebbe
essere questo: un autore vuole dimostrare che il cristianesimo è in
realtà un culto solare che deriva da un lontano passato: portato in
Palestina dal faraone Akhenaton è stato poi tramandato dagli esseni
fino a Gesù. Una delle prove a favore sarebbe il fatto che il 22
dicembre, solstizio di inverno, il sole arriva nel punto più basso
dell’orizzonte e sembra morire. Dopo tre giorni di stallo, l’astro
riprende il suo percorso verso l’estate rinascendo così a nuova
vita. Subito il lettore è portato ad associare il mese di dicembre
al natale e il numero tre ai giorni che intercorrono tra la morte e
la risurrezione di Gesù. In questo caso le somiglianze sono
approssimative. Infatti, gli studiosi hanno spesso ritenuto che la
festa del Natale fu posizionata il 25 dicembre per sostituire la
festa romana in onore del “Sol Invictus” dedicata a Mitra.
Recentemente però sono state avanzate altre teorie. Il ritrovamento
dei rotoli del Mar Morto ha portato a ritenere che sia piuttosto il
contrario: data l’antichità della festa cristiana, potrebbero
essere stati i sacerdoti romani a posizionare la festa di Mitra nella
stessa data nel tentativo di soppiantare il nascente culto di Gesù.
Il richiamo ai tre giorni di morte apparente del sole è invece
totalmente fuori posto. Infatti questo è un evento che il calendario
cristiano ricorda a Pasqua, in primavera, e non a dicembre. In questo
caso l’autore pseudoscientifico richiama alla mente del lettore
delle parole e dei concetti (per esempio il numero tre, morte e
rinascita-resurrezione, il mese di dicembre) che creano un’assonanza
o un’associazione con altri contesti solo in parte o per niente
collegati.
Un terzo strumento
utilizzato dagli autori di libri e documentari pseudoscientifici è
quello che possiamo chiamare il metodo “televendita”:
ripetere più volte lo stesso concetto utilizzando spesso le stesse
parole, come un ritornello o un tormentone, in modo da fissarlo bene
nella mente del lettore.
L'utilizzo di “mantra”
di frasi e concetti ripetuti ossessivamente è un dispositivo
semiotico utilizzato frequentemente in diversi contesti. Lo si può
trovare nella religione (il rosario), nella musica (i ritornelli),
nella politica (gli slogan), come strumento comico (il tormentone) e
in molti altri ambiti. Si basa sul principio che Eco definisce di
“catacresi”: la frase, in virtù della sua ripetizione, non viene
più interpretata parola per parola, ma diventa un segno a sé
stante, con un significato stabile e facilmente identificabile. La
ripetizione ossessiva crea un senso di familiarità con il concetto
(una nevrotica conferma di ciò che è già stato detto) e dà un
illusione di coerenza anche laddove non ce n'è.
Uno dei libri
complottistici presi in esame sostiene ossessivamente che gli
archeologi occultano le prove che dimostrerebbero l’infondatezza
delle teorie classiche sugli sviluppi della società umana (ipotesi
ovviamente inverosimile, basata sull'assunto che decine di migliaia
di persone partecipino, senza mai sbagliare, ad un immenso
complotto). In ogni pagina del libro queste accuse vengono ripetute
più volte, tanto da rendere il libro spoglio di contenuto. Questo
metodo, basato sulla manipolazione, ovviamente non può essere
considerato scientificamente corretto. Infatti una teoria acquisisce
validità in base alle prove portate a suo favore e non certo al
numero di volte che viene ripetuta.
Infine un ultimo
espediente è il risultato dell’utilizzo da parte degli autori
pseudoscientifici dei metodi sopra elencati e potrebbe essere
chiamato “castello di carte”. Prendendo in esame il modo
di costruire una teoria, vengono portate a sostegno della propria
tesi prove tutt’altro che documentate, andando via via a costruire
immagini sempre più fantasiose e lontane dalla realtà dei fatti.
Ovviamente, ad un esame strettamente scientifico, queste teorie
crollano come un castello di carte, non poggiando su basi solide e
condivise.
In altre parole, la
teoria viene costruita su degli assunti non comprovati e si regge
solo tramite rimandi interni. La prima affermazione non è messa in
discussione, ma accettata per vera tramite un dispositivo simile,
tutto sommato, alla sospensione dell'incredulità. Immediatamente,
però, sorgono delle contraddizioni che mettono in dubbio la
veridicità dell'affermazione. A questo punto, invece di scartarla,
si va a fare una seconda
affermazione che nuovamente forza la realtà, ma al contempo conferma
la prima. Al sorgere di nuove contraddizioni verranno fatte nuove
affermazioni e così via, creando una catena sintattica in cui ogni
anello rimanda a quello precedente senza, però, che ci sia un
aggancio fattuale all'inizio. Si tratta dello stesso meccanismo alla
base della commedia degli equivoci, in cui un fraintendimento
iniziale porta ad una sistematica interpretazione errata di tutto ciò
che segue – ma in questo caso la decodifica aberrante è presa per
buona e la teoria presentata come veritiera.
Un
esempio potrebbe essere ancora volta tratto dal mondo biblico.
Secondo alcune teorie infatti, Mosè avrebbe ricevuto da quello che
lui credeva Dio, ma che erano invece entità extraterrestri, l’ordine
di costruire l’arca con misure precise, riportate nel testo sacro.
Un ricercatore moderno ha effettivamente ricostruito un’arca a
grandezza naturale seguendo queste indicazioni. Seppur molto grande,
questa barca non può certo contenere una coppia di ogni animale
presente sulla terra e dunque, secondo questa fantasiosa teoria,
conteneva solo il Dna di questi animali. Si vede subito come questa
affermazione non abbia basi solide. Prima di tutto bisognerebbe
dimostrare che Noè sia un personaggio realmente esistito e non una
figura mitica, come molti studiosi credono. Anche il fatto che il Dio
di Noè sia effettivamente un’entità aliena richiede molte più
prove di quelle ad oggi portate a sostegno della tesi. Infine
l’effettiva storicità dell’esistenza dell'arca stessa è
tutt’altro che dimostrata e gli studiosi ritengono che sia
piuttosto da collocare nel mito. Insomma, prendendo come punto di
partenza un affermazione tutt'altro che comprovata – che Mosè sia
esistito davvero e abbia costruito una barca che contenesse una
coppia di tutti gli animali – se ne evidenzia una contraddizione –
la barca non può essere abbastanza grande – ma invece che rivedere
la prima affermazione se ne fa una seconda (ugualmente sena prove)
che risolva in qualche modo la contraddizione – l'arca era una
banca del DNA.
Questa breve carrellata
di esempi dovrebbe essere sufficiente a mostrare come i discorsi
pseudo-archeologici evitino accuratamente di confrontarsi con la
scienza sul suo stesso terreno, ma preferiscano opporle delle
strategie della persuasione. Infatti, se la scienza si basa
sul metodo galileiano della deduzione in cui prima si raccolgono le
prove e poi da queste si elabora una teoria, le pseudo-scienze spesso
procedono al contrario. Gli autori devono per cui si affidarsi a
diversi espedienti semiotici e a comuni fallacie logiche per
impostare un discorso che è al contempo altamente ideologico e
lontanissimo dalla fattualità. Se la cosa non ci sorprende –
l'obiettivo di questi signori è di dare le loro opere in pasto ad un
pubblico assetato di contro-verità in cambio di un bel mucchio di
quattrini – è comunque un campanello d'allarme che sottolinea,
ancora una volta, la fondamentale importanza di educare l'intera
cittadinanza (e non solo un ristretto gruppo di esperti, spesso
percepiti come élite) alle basi del metodo scientifico e della
corretta interpretazione dei testi.
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